Sorpresi è dir poco...
Siamo sorpresi, sconcertati, amareggiati, delusi da queste continue rivelazioni di scandali, ammanchi, corruzioni, ingordigie, spregiudicatezze - e chissà quante ce ne sarebbero ancora se venissero scoperchiate altre pentole nei settori e nelle istituzioni più disparate, non ultime le ecclesiali – ma ciò che ci rammarica di più sono i rimedi proposti, a buoi già scappati dal recinto.
Pene più severe, commissari ad hoc, magistrati inquirenti, polizia, guardia di finanza, controlli incrociati…
Ritengo che se anche venisse assegnato un vigilante ad ogni persona, poco cambierebbe perché chi ci potrebbe assicurare di colui che deve assicurare?
Certamente va fatto qualcosa per riportare nel recinto chi pensava di andarsene impunito, in barba a regole, principi morali, convivenza sociale, ma il vero problema sta altrove.
I bambini, i ragazzi, i giovani, le famiglie…
Formazione, formazione ed ancora formazione ai valori morali, civili - e perché no - anche religiosi, questa è la strada, in salita, faticosa, dai lenti risultati, ma che apre certamente ad un futuro migliore.
Principi morali condivisi, principi dettati dal buon senso, dalla convivenza civile e particolare attenzione alla formazione della coscienza che ne diviene il termometro, l’allarme, l’approvazione: su questo si dovrebbe concentrare il programma di chi ama un’Italia diversa, un’Italia che sognamo!
Certo, questo percorso difficilmente porta voti, sicuramente non la prime pagine dei giornali, dei talk show, non rimpingua i conti bancari, non attira le folle dei fans, né si accontenta di altisonanti discorsi e proclami, anche se pronunciati da persone rispettabili e/o altolocate.
Quali i soggetti in prima linea in questo progetto vecchio e nuovo, ad un tempo, ma difficilmente preso sul serio? La famiglia? la scuola? le associazioni? le parrocchie? le altre realtà religiose e culturali? la politica? i mas midia?
Tutti! Secondo le loro competenze e le gerarchie di specificità.
Ma è proprio contro queste “agenzie” che, da più parti, si scatenano tutto il vituperio, lo scredito, le banalità, l’astio, il turpiloquio, il superamento culturale, in vista di una società ritenuta più libera, avanzata, moderna. E’ il gatto che si morde la coda.
Chi ci libererà da questo circolo vizioso? Coloro che mettono al primo posto il bene degli altri, Colui che ama spassionatamente gli uomini e non ha paura di dire pane al pane e vino al vino, Colui che non è determinato dall’audiens, Colui che si mette davanti e non dice: “Armiamoci e partite”, Colui che dice: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri". Gv 13.34.
Lavoro immane, controcorrente, avaro di soddisfazioni immediate, ma che urge da parte di chi ci crede e ne è convinto, di unirsi per far sentire con insistenza la propria voce.
Come primo traguardo, potrebbe essere il sottrarre il pulpito a chi predica libertà soltanto come un diritto e non anche come un dovere, libertà a poco prezzo, in discesa, dietro l’angolo. Libertà all’estro, al mi piace, al mi torna conto. Sfatiamo questo slogan che non porta da nessuna parte: “Sono libero di fare quello che voglio, basta non recare danno agli altri!” E a te stesso non ci pensi? alle tue potenzialità? al tuo contributo umano e sociale? Vuoi vivere solo da parassita?
Tu conosci le sorti dei parassiti delle piante e dei fiori. Se a te non capita la stessa sorte è perché una buona parte di società è veramente maturata ed ha capito che certi metodi fanno parte del passato, sono superati e, comunque, non la qualificherebbero come all’avanguardia, emancipata, progredita, moderna, in sintonia coi tempi.
Con simpatia.
don Renato
Giugno 2014


