unzione dei malati 
DOMENICA 25 MAGGIO ORE 10.30
13Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode. 14Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. 15E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. 16Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto. 17Elia era un uomo come noi: pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18Poi pregò di nuovo e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto. Gc. 5,13-18
Stimati fratelli, valutate come avevamo o ancor oggi abbiamo stravolto il senso del sacramento dell’Unzione dei Malati! Ridotto all’Estrema Unzione, come segno evidente sia per chi è ancora in grado di capire che per chi oramai è entrato in stato di incoscienza, di agonia.
La superstizione, come spesso avviene in questi casi, aveva o mantiene tuttora il sopravvento. Perciò meglio non parlarne né tanto meno farsi intendere dal malato.
Questa, salvi pochi casi lodevoli, era la prassi di vivere e celebrare il sacramento. Con ciò dimostravamo o dimostriamo, di non aver capito il senso e l’importanza dei vari sacramenti che sono un aiuto particolare, una forza, una grazia che Dio concede agli uomini nelle varie situazioni in cui si viene a trovare nella sua vita.
Il Signore ci vuole talmente bene da non lasciarci soli neppure nei momenti più tragici, pesanti, traumatici dell’esistenza, cosa che invece, alle volte, lo fanno i familiari, i parenti, gli amici, le persone falsamente interessate a noi, gli opportunisti.
Dio ci aiuta a dar senso anche al non senso: il dolore, la malattia, la paura, la morte.
Basterebbe conoscere la formula del sacramento: “Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia, dello Spirito Santo. Amen.
E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen”, per capovolgere l’idea, la mentalità, la prevenzione che abbiamo verso questo sacramento.
Tuttavia, poiché per tanto tempo è stato legato al concetto di morte imminente, il celebrarlo comunitariamente, assieme ad altri fratelli, il parlarne con serenità, l’indicare quelli che l’hanno ricevuto più volte potrà, un po’ alla volta, allontanare questa fosca visione e renderlo più accessibile, compreso, richiesto e valorizzato nel suo significato.
Perciò, nella domenica fissata (per noi, ultima di maggio), portiamo alla chiesa i nostri ammalati, anziani, sofferenti anche se questo comporta fatica, disagio non solo per loro, ma soprattutto per i sani, i giovani che devono mettersi a disposizione sacrificando un po’ del loro tempo, del loro sonno domenicale o delle programmate ed agognate gite fuori porta.
La sensibilità, la disponibilità verso chi non è più efficiente, verso chi dipende dagli altri sono segni inequivocabili, per la persona, di una raggiunta maturità umana e cristiana.
Con affetto. don Renato


