Le tre piste di impegno quaresimale (1)
- Impegno personale
- Impegno famigliare
- Impegno comunitario

IMPEGNO PERSONALE
Il corpo ha le sue esigenze fondamentali per vivere in salute: mangiare, bere, dormire…
La persona per vivere “in salute” ha esigenze aggiuntive.
L’uomo è un “dato” che ha bisogno di continue attenzioni, cure, sollecitudini, rifornimenti.
Mentre per le esigenze fisiche la nostra cultura, la tradizione, l’esperienza ci hanno ben attrezzati e resi vigili non è altrettanto per le qualità interiori che pure meritano attenzione, impegno, formazione…
Il carattere, l’ingegno, la spiritualità richiedono uno sviluppo pari, se non superiore, all’aspetto fisico.
Prendiamo in esame sette caratteristiche – alle quali si potrebbero aggiungere altre – che noi cristiani crediamo essere anche doni ricevuti dallo Spirito e da esso continuamente alimentati, soprattutto se da noi richiesti.
Sapienza
Il sapiente non è colui che sa tante cose, generalmente nozioni, ma colui che riflette sulle cose, fa tesoro dell’esperienza propria ed altrui in modo da evitare situazioni dannose e potenziare azioni che maturano arricchendo. Il sapiente è colui che prima di agire riflette, non si lascia vincere dall’impulso né dalle mode o dalle opinioni indistinte. La prudenza è la sua bussola sul cammino.
Riflettere se sono sapiente è un ottimo esercizio quaresimale. Avverrà che, come da un vecchio cassetto dimenticato o dalla borsetta delle donne, usciranno mille cose insospettate ed utili, aspetti dimenticati, belli, negativi, potenziali…
Intelletto
La parola deriva dal latino “leggere dentro”. E’ una peculiarità dello spirito di entrare nel cuore delle cose, di scoprire un aspetto diverso da quello immediato che nasce dal semplice conoscere.,. Un’immagine significativa per la comprensione appropriata di questo concetto ci viene da Matteo: 10«Poi, riunita la folla, disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! 11Non ciò che entra nella bocca rende impuro l'uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo!». (…)
15Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? 17Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? 18Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l'uomo. 19Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. 20Queste sono le cose che rendono impuro l'uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l'uomo». Mt.15,11-20.
L’intelletto è una capacità di intuire i concetti, le situazioni, i fatti, le esperienze, un andare oltre l’aspetto immediato, esteriore e ciò ci offre uno strumento per giudicare con maggiore obiettività ed equilibrio.
Soffermarsi a vagliare su come mi servo di questo dono è un secondo modo di vivere la quaresima.
Consiglio
Un dono che ci aiuta a discernere ciò che è bene, e ad agire con creatività. Soltanto l’uomo sicuro di sé, superbo, con un alto concetto del proprio io, altezzoso non avverte la necessità di essere consigliato e, a sua volta, di consigliare. La richiesta di un parere, di un giudizio, di un aiuto per una scelta importante sono la via ordinaria per chi si preoccupa del meglio, del buono, del lodevole.
Questo vale sia all’interno della comunità umana che nei confronti dello Spirito, fonte e termine ultimo della Verità.
Quante cose belle potremmo fare in più di quelle che già facciamo se fossimo formati al chiedere consiglio, al confrontarci come, al contrario, quanti errori, scelte sbagliate, danno a se stessi ed agli altri avremmo e potremmo evitare. Lo Spirito è pronto a darci una mano: và invocato!
Vagliare questo dono è un terzo modo di concretizzare la quaresima.
Fortezza
Chiaramente non è una qualità fisica, ma morale che richiede formazione, allenamento, costanza, sacrificio. La fortezza è la casa costruita sulla roccia di cui parla il vangelo: 24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Mt.7,24-25
Per superare gli imprevisti, le contrarietà, le disgrazie, ma pure semplicemente per mantener fede alla parola data, agli impegni assunti non ci si può affidare all’improvvisazione, al caso, alla fortuna sarà prudente essere preparati da tempo ed in continuazione.
Chi è abituato ad andare solo in discesa, a fare solo ciò che piace o reca utilità immediata con molta probabilità non sarà pronto ad affrontare scelte impegnative.
Tante situazioni spiacevoli del mondo in cui viviamo sono anche riconducibili all’assenza di questa virtù. Un quarto modo di introspezione per affrontare la quaresima.
Scienza
Un aspetto importante della persona, realtà umana, è quello di avere la capacità di conoscere, imparare, studiare, confrontare e quindi essere in grado di scegliere, decidere in libertà. L’ignoranza non può generare libertà né personale né da altri, dalla società, dai mass media, dalle mode, dal sentire delle maggioranze. Sapere è una grande opportunità, apre la mente, permette di gustare in profondità le cose.
Naturalmente non può limitarsi al materiale c’è tutta una gamma spirituale che porta ad intuire la giusta dimensione delle cose, della realtà che ci circonda, del senso, del perché del creato.
Sapere innalza l’uomo al di sopra di ogni realtà umana. Nel sapere però è insito un agguato che può portare l’uomo ad inorgoglirsi al punto tale di ritenersi dio, autosufficiente, autore del significato ultimo delle cose. In questo caso il sapere non è più fonte di libertà, ma strumento di deviazione, inganno, pericolo, morte.
Due domande, per la quaresima, offre questa qualità: amo la conoscenza, il sapere allargato e non semplicemente circoscritto all’utile all’immediato? Mi insuperbisce il sapere, mi fa ritenere superiore agli altri, mi allontana da un Essere superiore non impastato nella caducità umana?
Pietà
E’ anch’esso un nobile sentimento umano. Non dev’essere confuso con la compassione che spesso ha in sé una venatura di superbia – io sono meglio ed ho compassione dell’altro, sfortunato, infelice – E’ una virtù e come tale ha un aspetto altamente positivo. Pietà significa misericordia, accoglienza, collaborazione. Pietà significa mettersi al passo con l’altro, aiutarlo perché anche lui possa arrivare al minimo e/o anche molto oltre. Pietà significa perdono, simpatia, fratellanza.
Pietà significa gioia del recupero, del superamento, del rialzarsi…
Che penso di questa virtù? Come alberga in me? Ecco un sesto modo di vivere il digiuno quaresimale.
Timor di Dio
Per noi timore vuol dire paura. Dal punto di vista biblico e teologico, timore significa soltanto “rispetto”, quindi è un sentimento positivo. Quando una società diventa superficiale perde il senso dei valori ed una delle prime conseguenze è che in essa le persone incominciano a mancare di rispetto a tutto e a tutti. Il timorato di Dio, invece, ha un senso di profondissimo rispetto del Signore: “Tu sei Dio e tutto quello che è lo tieni in piedi Tu e non io”. Sorge allora nell’uomo un senso di profondo rispetto che non impaurisce, ma crea fiducia, confidenza, tranquillità.
Il rispetto di Dio porta inevitabilmente al rispetto delle persone, delle cose, del creato quasi un “giardino” offerto in comodato. Non è proprietà dell’uomo, non va quindi deturpato, ma come il servo fedele della parabola usato e riconsegnato abbellito, trasformato, arricchito.
14Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito 16colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: «Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque». 21«Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 22Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: «Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due». 23«Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 24Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: «Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo». 26Il padrone gli rispose: «Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. 28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». Mt, 25,14-30
Quest’ultima virtù riassume e diviene naturale conseguenza delle altre sei, sopra esaminate.
Se io, se tu, se gli altri c’incamminassimo spediti, sorretti dallo Spirito, verso la conquista piena, matura, cosciente di queste qualità come sarebbe la società, la comunità umana, il mondo?
La risposta, ovvia, non te la do, perché devi avere il coraggio di riconoscerla tu personalmente. Soltanto allora ci potremo dare la mano per metterci in viaggio - senza sperare, o affidarci a nuovi messia, spuntati qua e la - scoprendo dentro ciascuno di noi la forza, l’entusiasmo, la certezza che quel percorso va nella direzione giusta, anche se forse non saremo noi, ma altri, a vedere i risultati.
“Tu vai tracciando un cammino, un altro ti seguirà”!
Con affetto, don Renato.


