Le tre piste di impegno quaresimale (2)
- Impegno personale
- Impegno famigliare
- Impegno comunitario

IMPEGNO FAMIGLIARE
La famiglia, cellula della società, è il luogo più intimo, sacro, caro ad ogni persona. In essa si nasce, si cresce, s’imparano e si ricevono i gesti d’amore, si condividono le cose belle, si affrontano insieme le cose brutte. In essa si sta bene come gli uccelli nel loro nido, non per niente la famiglia è chiamata anche il nido d’amore!
Noi cristiani non abbiamo dubbi sulla verità, valore, significato, ricchezza, insostituibilità di questa istituzione. Dio, che vuole le cose belle per i suoi figli, ha evidenziato la sua volontà attraverso l’autore sacro:
26Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
28Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Gn, 1,27-28
24Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne. Gn. 2,24
4Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? 6Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce. Mt. 19,4-6


L’uomo amando la sua donna ama se stesso, difendendo la sua donna difende se stesso, aiutando la sua donna aiuta se stesso, favorendo la sua donna favorisce se stesso, allo stesso modo fa la donna, così agendo, nei confronti dell’uomo.
Da qui nasce l’indissolubilità, poiché distruggendo il matrimonio si distrugge se stessi, tradendo il matrimonio si tradisce se stessi, offendendo l’altro/a si offende se stessi…
Ogni uomo veramente libero e sensato non danneggia, ma vuole il meglio per sé.
Corona, orgoglio, fiducia, speranza, nella famiglia, sono i figli.
Nella storia ci sono esempi meravigliosi di persone disposte a tutto pur di difendere la propria famiglia, i propri figli.
Per ciò che riguarda la realtà fisica, materiale delle persone, generalmente, si realizza tutta questa attenzione, molto meno o non per tutti, c’è la stessa accortezza, sensibilità per le realtà che riguardano lo spirito.
Abituati ad una visione troppo personale della fede, tendiamo a lasciare al singolo individuo l’affrontare e risolvere il problema, eccezion fatta per tutto ciò che riguarda la tradizione e/o la superstizione come battesimi, prime comunioni, confermazione, matrimoni, funerali, varie benedizioni …
L’amore profondo, umanamente maturo, all’uomo-persona non può prescindere dall’abbracciare in un’unica visione sia il corpo sia lo spirito, le esigenze materiali e quelle morali, spirituali.
Come in tutte le cose, se c’è abbondanza di personale, ognuno ha la sua mansione e può disinteressarsi del resto invece, se la persona è unica, tutto ricade su di essa e quindi a tutto deve pensare. Fuori dell’esempio nell’inevitabile strutturazione della fede in una religione, abbiamo attribuito ad ognuno la sua competenza, al sacerdote l’educazione religiosa, il catechismo, ai laici le attività materiali. In questo modo, gran parte dei genitori delegano ai sacerdoti questo compito, alle volte collaborando, alle volte tenendo un atteggiamento di sufficienza, alle volte con celato o malcelato fastidio. Non solo, ma anche tra gli adulti riflettere sulla propria esperienza di fede, sui dubbi, sulle conquiste, parlarne insieme è cosa assai rara, velata dal pudore, relegata all’intimità.
Tra gli ebrei, non avendo i sacerdoti, assume questo compito il padre. E’ lui che, in casa, presiede la preghiera, insegna la storia sacra, benedice la famiglia.

Se da noi succedesse questo, l’uomo verrebbe deriso dai suoi compagni, ritenuto come un prete mancato…
Per quanto ancora dovremo vivere in questo clima?
In una società dove la fede e la religione sono considerate come una cosa privata da esternare quasi vergognandosi, certamente tra le cose ritenute importanti, quella scivolata all’ultimo posto?
Se non c’è non soltanto la gioia, ma anche l’orgoglio di credere, di professarsi cristiani, di seguire con fierezza gli insegnamenti del vangelo, di sentirsi comunità che esempio possono avere i nostri figli, i piccoli, i giovani?
Se in famiglia si parla di tutto fuorché di Dio, della preghiera, della sequela di Gesù?

Se il vangelo più conosciuto e praticato risiede nella politica, nell’economia, nella razionalità, nell’intelligenza dell’uomo?
Possiamo sognare delle famiglie in cui Gesù sia considerato come un componente sempre presente, un amico con cui parlare singolarmente ed insieme, dove si programma il cammino spirituale dell’avvento, della quaresima, si vivono nella gioia intima e festosa, prima nella chiesa e poi nella casa, le solennità del Natale, della Pasqua, della Pentecoste, della festa della Madonna, del Patrono…?
Sentirsi missionari in famiglia nel proporre e percorrere insieme un cammino di fede significa prima di tutto essere prudenti, rispettosi, capaci di cogliere il momento giusto, non impositivi, ma persuasivi, come pure risoluti, se il bene comune lo richiede.
Il lasciar correre, il permissivismo, il dar eccessivo spazio all’estrosità, all’emotività, alla libertà capricciosa non sono un modo saggio per educare né espressione di un amore vero verso l’altro.
Non è forse anche questo un modo concreto di far digiuno in quaresima, di preparare la Pasqua soffermandoci e riflettendo su tali ragionamenti?



Con affetto, don Renato
ffetto, don Renato


