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Per Chiara

                           

 

Tra i tanti articoli pubblicati su questo giornale, in occasione della visita del papa a Redipuglia – forse a molti sarà sfuggito o non ci avranno fatto caso - ce n’era uno a nome di Cristian Seu. In esso si riportava, virgolettato, il contenuto di un foglietto di protesta esibito in sala d’aspetto, da Chiara, studentessa udinese di Medicina e diretta a Lisbona per l’Erasmus. “Grazie Francesco per aver bloccato l’unico aeroporto, per un capriccio di uno un disagio per molti”.

 

Stimatissima Chiara, mi sembra che tu stia partendo col piede sbagliato per l’avventura della vita che ti auguro serena, feconda e con tante soddisfazioni. Forse tu, come molti oggi, ti fai forte del coraggio, a differenza di tanti codardi che non hanno l’orgoglio di esprimere le proprie idee e subiscono con disagio, alle volte con rabbia, impotenti e silenziosi. Tu, al contrario, dici apertamente quello che pensi senza guardar in faccia nessuno!

Ritengo sia un’argomentazione debole perché, anche per dire la verità, il proprio pensiero, il proprio giudizio c’è un tempo, un luogo, un modo, un’opportunità. Quando si comunica senza remore la propria opinione non sempre, si esprimono cose sagge, interessanti, geniali. Alle volte tacere è più saggio che parlare.

Nel nostro caso, forse avrebbero avuto più plausibili motivi per esternare il disappunto tutte quelle persone che, semplicemente per la professione che svolgono, hanno dovuto sobbarcarsi lavori straordinari, fatiche, trasferte, levatacce e quant’altro. Senza trascurare poi il disagio dei residenti o delle migliaia di persone convenute spontaneamente e partite da casa nel cuore della notte.

Che vuoi farci? Sono gli inconvenienti della democrazia. Non sempre, le esigenze personali sono prese in giusta considerazione e devono adattarsi alle circostanze che il vivere in comunità comporta.

Se permetti un consiglio, visto la professione che ti accingi a svolgere. Un po’ più di prudenza nel fare la diagnosi potrebbe aiutarti ad evitare decisioni affrettate, non puntuali, a danno o anche semplicemente a minor beneficio dei tuoi futuri pazienti.

Che papa Francesco sia venuto in Friuli per un capriccio, mi sembra un po’ grossa!

Chissà quante volte, nella tua carriera, sarai costretta a bivaccare nell’atrio di un aeroporto per cause ben più banali o a indispettirti nell’ingorgo del traffico, o del treno che non arriva o a rischiare la vita per “il capriccio” di chi guida in stato d’ebbrezza, a velocità eccessiva, in piacevole conversazione o subire “i capricci” di qualche “barone” (ci saranno ancora in futuro?)… Un’ultima osservazione. Stavi andando ad un Erasmus, ad un impegno che certamente ti fa onore, ma che in parte è sovvenzionato dal nostro contributo di cittadini. Così facendo, con una mano prendi volentieri quello che la comunità ti elargisce e con l’altra respingi ciò che di essa ti importuna. Coerenza e “savoir-faire” ti avrebbero consigliato di accomodarti su una sedia e attendere pazientemente il tuo volo, sfogliando con curiosità le prime pagine del nuovo libro di studi.  In questo modo avresti impiegato meglio il tuo tempo, l’attesa ti sarebbe sembrata meno brutale e interminabile e forse, avresti pure guadagnato l’ammirazione di chi, come te, era in balia della “ragion di Stato”. Buon lavoro.

don Renato

 

                      

 

 

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