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Lettera ai cristiani di Passons

Lettera di Natale ai cristiani... di Passons

Stimati fratelli, amati da Dio e chiamati, in questo tempo ed in questo luogo, a testimoniare la nostra fede, scenda su di voi la benedizione e la benevolenza del Signore che, ancora una volta, si presenta a noi nell'umanità del bambino di Betlemme.

 

Il fatto storico della nascità di Gesù è avvenuto tanti secoli fa, ma la liturgia che celebriamo, ce lo attualizza, ce lo rende presente con la stessa freschezza, intensità ed emozione di allora.

Non è facile, assimilare, fare proprio questo mistero. Come può Dio «che i cieli e la terra non possono contenere» assumere le condizioni di uomo?

Chi di noi lascerebbe una posizione di privilegio, di prestigio, di benessere per mettersi alla pari con l'ultimo, il misero, il mendicante? Solo uno che ama ed ama perdutamente!

Ecco, il Natale. Dio che ama, che ama intensamente la sua creatura che, sedotta, l'ha abbandonato per seguire altre strade.

Come l'amore umano, molto spesso, sfugge alla razionalità così è per l'amore di Dio, il natale di suo Figlio. Sarà quindi, tempo perso elucubrare, filosofeggiare, ragionare, affermare, negare, dubitare, cercar prove...

E' la pazzia dell'amore di Dio ed è l'umiltà della fede che suggeriscono: fidati, accetta!

Se la risposta - sempre personale e fatta in solitudine - ci spaventa, ci sia d'incoraggiamento, di sprone la moltitudine di piccoli o grandi, dotati o meno, ricchi o poveri, sapienti o ignoranti che nel corso della storia, ed al presente, hanno il coraggio di rispondere come l'umile giovane donna di Nazareth: «fiat», accetto, credo.

La sudditanza, l'essere creature - un po' sempre - ma soprattutto oggi per molti uomini che si ritengono evoluti, sapienti, liberi da preconcetti, purificati da tabù, credere, affidarsi a qualcuno che li trascende, è ritenuta una diminuzione della propria dignità. Per questo motivo reagiscono, alle volte rabbiosamente, ad ogni idea di trascendenza, salvo poi, agrapparsi a mille superstizioni.

Se vogliamo sfasciare una famiglia, basta invertire i ruoli. Il padre che fa da figlio, mentre il figlio fa da padre, la moglie che fa da marito, il marito che riveste il ruolo della moglie, i figli si trasformano in genitori ed i genitori diventano figli. Questa liberazione da ruoli ritenuti scomodi e soffocanti, dopo una breve brezza inebriante, si trasforma in un turbine, una tempesta che distrugge, al suo passaggio, ogni cosa.

Allo stesso modo succede ogniqualvolta l'uomo si sostituisce a Dio. E - per usare una parola benevola, gentile – «i pasticci» sono sotto gli occhi di tutti.

Noi cristiani abbiamo questa grande responsabilità: testimoniare in modo deciso, credibile e sicuro la signoria di Dio sull'uomo. Una signoria che non umilia, mortifica, mette ai margini, ma che, al contrario, nobilità, dona dignità, dà senso alla vita, all'impegnarsi, al contrastare il male con le molteplici seduzioni con cui si presenta.

Se Dio viene a recuperarci, significa che per Lui siamo importanti, altro che alienati, creduloni, sempliciotti, antiquati.

 9Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
10Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
11Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri». Is. 40,9-11

Quest'entusiasmo del profeta Isaia, noi cristiani, l'abbiamo deposto oramai da troppo tempo, ci siamo lasciati intimidire, convincere da chi urla di più, condizionare dal vento che spira al momento, ma che cambia continuamente direzione.

Abbiamo svenduto le domeniche, sacrificato le tradizioni, annacquato i valori, sbiadite le peculiarità, barattato l'oro puro con vile metallo luccicante.

Suvvia, reagiamo!

Per far questo però, bando ai sentimentalismi, rimbocchiamoci le maniche e, rifocillati dalla preghiera, dall'ascolto della Parola, dalla partecipazione ai sacramenti, dal confronto e sostegno di coloro, che come noi, accolgono questo Bambino,  andiamo per le vie del mondo - che per noi corrisponde all'ambiente in cui viviamo -  per proclamare ad alta voce che Dio ci ama e che noi siamo onorati di essere al suo finco, discepoli e collaboratori in base al ruolo ed ai talenti che abbiamo ricevuto.

Deponiamo il senso di inferiorità di fronte agli altri semplicemente perchè gridano di più. Noi abbiamo cose più interessanti da dire, non perchè nostre, ma perchè Lui ce le ha rivelate.

Lui che "era"- "è"- "sarà". Noi, tuttalpiù, "siamo" e per un brevissimo spazio di tempo. Inoltre chi vede dall'alto, vede meglio e più lantano di chi si trova in pianura. Infatti, è sufficiente un albero, una casa che si parino davanti ed il nostro sguardo è limitato, bloccato.

E quanti alberi o case sono davanti a noi uomini!

Stimati cristiani, bando alla codardia. Non temiamo di sostenere, difendere e comunicare le nostre convinzioni, i nostri ideali. Certamente nel rispetto e nell'accolgienza verso tutti, ma rispetto ed accoglienza non significano venir meno ai principi che fondano la nostra visione della vita.

Si va diffondendo paurosamente e frettolosamente una falsa idea di rispetto, frutto della improvvisazione e del ragionamento debole, superficiale: elimiare i paletti e tutto ciò che, in qualche modo, ci differenzia gli uni dagli altri (se possibile con una legge, un decreto).

Ma sta proprio qui, nella differenza-complementarietà, la bellezza, la fantasia, la poesia, la meraviglia del creato, del mondo, degli animali, delle persone.

Gli esempi si sprecherebbero: un mosaico con i tasselli tutti uguali, un bosco con gli alberi tutti uguali, i monti, le colline, le pianure tutte uguali, le città, le persone, le idee, le espressioni tutte uguali? La pazzia sarebbe dietro l'angolo!

E' proprio la diversità che arrichisce, che completa, che rende bello il mondo, le persone, le cose.

La filosofia che vorrebbe omologare tutto in nome di una parità, uguaglianza, generatrice di pace, fratellanza, solidarietà, - pur fatte salve le buone intenzioni di chi la propone - porterebbe, al contrario, alla monotonia, alla noia, al dissolvimento.

Due osservazioni finali che possono essere utili per tutti, già in nuce nella nostra coscienza, ma evidenziate ed esplicitate da chi siamo venuti alla grotta per adorare o, perlomeno incuriositi, per vedere, curiosare.

La conquista e la realizzazione degli ideali non sono mete facili da raggiungere, esse richiedono tempo, impegno, sacrificio, rinuncia, capacità di assorbire le sconfitte per ricominciare nè si ottengono con la demolizione di regole, paletti, segnali indicatori...

  1. Il rispetto e la valorizzazione della diversità, sia delle persone, che delle idee, tradizioni, costumi, religioni, filosofie devono essere alla base di ogni corretta relazione, convivenza, collaborazione, progresso.

Che dire di chi propone la scorciatoia, per raggiungere in fretta e senza tanta fatica, l'Eden:

-  di abolire il presepio o la recita natalizia nelle scuole?

-  di eliminare il nome di padre, di madre?

-  di assegnare ai figli il doppio cognome?

-  di sopprimere la distinzione maschile-femminile?

-  di eliminare o equiparare il termine famiglia a tutte le situazioni?

-  di ... (ognuno può aggiungere liberamente quello di cui è a conoscenza)?

Naturalmente il tutto si fa per non discriminare!

Non si potrebbe invece, incominciare nel ridurre (eliminare!) la miseria, la fame, la tratta dei bambini, il turismo sessuale, la violenza sui minori, le donne, i deboli, gli indifesi?

Nell'assicurare i diritti fondamentali alla vita, all'istruzione, alle cure, alla libertà di parola, di movimento, alla libertà di culto, di espressione, di religione?

Nell'aiutare a riconquistare dignità all'uomo degradato dalla droga, dall'alcol, dal disordine morale?

Forse questi sono programmi troppo impegnativi, che non rendono politicamente o fanno rinunciare qualcosa a ciascuno di noi e, allora, ci penseremo più in la.

 Natale significa anche prendere posizione. Con chi sto?

 Signore, fà che rispondiamo: «Io sto con TE!»

Con affetto.

don Renato

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