LA LIBERTA’
Per libertà s'intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto. (Vedi: Libertà in Wikipedia)
Partiamo prendendo lo spunto da questa definizione riportata nell’enciclopedia.
Libera volontà e libera scelta.
Quando la volontà di scelta è libera? Quando c’è la perfetta conoscenza e nessun condizionamento.
Quindi solo Dio è libero? Di libertà assoluta sì. Di libertà condizionata no, ne gode anche l’uomo.
Che significa condizionata? Che è limitata-ostacolata da tanti fattori.
Prima di tutto dalla persona stessa, dal suo carattere, dalla sua formazione, dalla sua intelligenza… poi dall’ambiente familiare, sociale in cui vive, dai messaggi che gli arrivano da ogni dove, dai modelli…
Quando una persona dice: “Faccio quello che voglio” è una frase ad effetto, ma che spesso non corrisponde alla verità, a meno che…
A meno che, con un lavoro approfondito, serio e costante, il cammino di sgombero ed eliminazione degli ostacoli, dei condizionamenti abbia portato la persona ad una conoscenza sufficiente per fare una scelta ponderata.
La libertà è una potenzialità data all’uomo. La sua crescita, il suo sviluppo però non sono automatici. Diventano frutto di una conquista che parte da un minimo, sia a livello corporale che spirituale, e che non ha un massimo perché si conclude nella perfezione, cosa non data agli uomini, ma solamente a Dio.
Importante non confondere il concetto comune che si dà al termine libertà – fare quello che, in quel determinato momento o luogo, a uno gli va di fare: libero di bere, libero di andare, venire, vestire o non vestire, ciò che può essere buono, piacevole oppure anche dannoso… sì perché si può anche scegliere di fare del male a se stessi! - con il concetto vero, appropriato, profondo di libertà.
Libertà in questo senso s’intende il “diritto” e “dovere” di raggiungere il massimo di perfezione, nella realizzazione umana di una persona. Libertà significa puntare al 100% di quello che è dato all’uomo come soggetto unico ed irrepetibile nel creato.
Esiste quindi un diritto da esercitare che porta a “pretendere” da se stessi, dagli altri e dalla società le condizioni per poterlo raggiungere.
Esiste un dovere che impegna la persona e la sottrae al “mi piace, non ho voglia, non mi interessa, mi accontento…”
A questo punto diventa importante, indifferibile il discorso sulla conoscenza dell’uomo - Chi sia? Cosa faccia? Da dove venga? Dove vada? Che senso abbia la sua esistenza? – per poter parlare con serietà di esercizio della libertà.
Più volte, sia nelle nostre riflessioni che nel parlare comune, ci imbattiamo in questo dilemma: esistono dei principi fondanti l’essere umano e che sono “comunque” validi per tutti? O questi sono solo preconcetti? Condizionamenti umani, tramandati da generazione in generazione?
Un esempio, forse, ci aiuta. Ci troviamo come in una grande stazione di treni. Davanti si vedono tanti binari allineati, tutti uguali tra di loro, ma che dopo qualche chilometro si diversificano e portano in mille direzioni diverse. Che si fa? Si prende il più vicino? Quello più pulito? Quello che ci sembra più adatto? Quello più affollato? Lo sprovveduto, forse, sì. Non così il viaggiatore provetto che non si lascia ingannare neppure dall’abitudine, dall’esperienza. Egli legge con attenzione le indicazioni, controlla gli orari e, alle volte, non del tutto convinto, s’informa persino presso il personale addetto al servizio.
Soltanto così si può avere una prudente tranquillità che su quel binario ci sarà il treno giusto che condurrà nella destinazione desiderata.
Ci sono tante risposte a cos’è l’uomo, ma quale sarà quella sbagliata o parzialmente giusta o che risponde a verità?
Per noi cristiani certamente quella che ci viene dal vangelo, da Cristo. Chi meglio di colui che crea un oggetto ne conosce il meccanismo, il funzionamento, i difetti, le finalità?
Dio è all’origine del creato e nel creato c’è anche questa realtà che chiamiamo uomo!
L’obiezione ovvia: questo vale per chi ci crede, ma per chi non ci crede affatto?
Per chi non crede possiamo soltanto suggerire che sia lui a cercare, a confrontarsi ed a trovare le risposte, le motivazioni, le finalità. A noi non resta altro che offrire le nostre convinzioni non certo con atteggiamento di giudizio, pretesa, imposizione.
Quanto a noi possiamo affermare che non ci lasceremo sedurre dal primo che parla, dall’erudito di passaggio, ma stiamo fondando le nostre convinzioni su un’approfondita analisi del testo sacro, la Bibbia. In particolare sul vangelo, che è Gesù stesso, fattosi carne, messosi alla pari con l’uomo per entrare in dialogo con lui.
Questo percorso non avviene per tutti in prima persona. Nella formazione personale, spesso, ci fidiamo dei testimoni e degli esempi di uomini, semplici o illustri, che nel corso della storia hanno fatto proprio questo messaggio, lo hanno testimoniato nella vita ed, in alcuni casi, per questi ideali hanno sacrificato la loro stessa esistenza.
Che dice Cristo riguardo all’uomo?
Che è pensato da Dio fin dall’eternità, che ad un certo punto e per un certo periodo, si materializza nello spazio e nel tempo ed infine, nuovamente sottraendosi al corporeo, conclude il suo percorso in Dio che l’ha creato. L’uomo fa parte di un libero progetto d’amore di Dio che da lui parte ed a lui ritorna.
Nell’arco dello spazio e del tempo, l’uomo, che meglio chiamiamo “persona”, è costituito da due realtà che, pur essendo simili negli aspetti fondamentali, lo rendono unico ed irrepetibile.
La persona è formata da un corpo materiale e da una parte spirituale che la differenzia da ogni realtà creata ed esistente nell’universo. E’ la somiglianza a Dio. 26Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…» Gn. 1,26
Compito primario ed inalienabile dell’uomo è conoscere la realtà del corpo con tutte le sue esigenze e le sue potenzialità, gli istinti, le passioni e le contraddizioni.
Di pari passo, scoprire la realtà spirituale, essa pure con aspetti positivi, esaltanti, aperti all’infinito, ma segnati dal peccato originale che ne ridimensiona, attutisce, soffoca le potenzialità.
Conoscere per realizzare al meglio…
Scegliere per realizzare al meglio…
“la persona”
E’ giunto il momento di ripescare il concetto di libertà. Senza conoscenza non c’è libertà, senza possibilità di scelta non c’è libertà!
Libertà, libertà vera da pretendere e perseguire
sarà quella che, tenendo conto della componente materiale e spirituale della persona, opera scelte in direzione del famoso 100% di realizzazione.
Verità parziale, o falsa, o equivoca sarà ogni scelta che va in direzioni opposte o diverse.
Ora sorge un’obiezione. Se il 100% è aleatorio, per alcuni corrisponde all’80%, per altri al 50% per altri al 30% e così via… chi decide qual è la giusta misura?
Esistono capisaldi, principi universali che costituiscono, caratterizzandolo l’essere umano?
La risposta è sì e per meglio spiegarci ricorriamo ad un esempio.
Prendiamo in considerazione un’automobile bella, moderna, sportiva, super accessoriata. Iniziamo a smontare e togliere tutto quello che non è indispensabile. Via questo, via quello… si arriverà, ad un certo punto, che se si toglie ancora qualcosa quella automobile non potrà più essere chiamata tale perché non in grado di svolgere, al minimo, la sua funzione?
Così è per l’uomo che non è più tale se va al di sotto del “limite di guardia”.
La logica quindi impone che ci siano dei principi fondanti che non dipendono della volontà o dalla simpatia dell’uomo. Cercarli, individuarli, realizzarli è compito di ogni uomo di buona volontà. In ciò diventa prezioso l’apporto di ogni persona, di ogni popolo, di ogni filosofia, di ogni religione.
La storia ci mette in crisi. Capisaldi ritenuti tali, col tempo, sono venuti meno, mentre altri si sono affermati. Sì è vero. Il problema da non sottovalutare e che esige una chiarificazione è: sono mutati o evoluti i principi fondanti o è l’uomo che ha scoperto, accettato, si è adattato, ha fatto sì che i principi assecondassero il proprio pensiero col mutare dei tempi e delle circostanze?
La schiavitù è sempre stata un non valore o lo è diventata soltanto da quando l’uomo ha deciso - bontà sua - di abolirla?
Se vivessimo sotto una campana di vetro, in un luogo protetto e sterile tutto quanto sopra detto risulterebbe facile ed ovvio. Forse questo lo è stato all’origine o forse neppure, se anche all’origine la libertà è stata ingannata!
Comprendiamo perciò come la libertà sia fatica, sudore, impegno. Conquista da realizzare giorno per giorno. Traguardo mai sicuro, sempre insidiato. Con nemici che possono sopraggiungere da ogni dove, come pure, e non è raro il caso, che provengono da se stessi.
Un “contro-vangelo” facile, alla portata di mano, fatto proprio da molti, è ben riassunto nelle seguenti frasi: “Sono libero di fare ciò che voglio. Del mio corpo rispondo io. La vita è mia e la vivo come meglio mi aggrada. L’uomo ha diritto di decidere quando vivere e quando morire…”
In questo vangelo c’è una sola staccionata: “Basta non far del male agli altri” peccato però che sia caduta o non se ne trovi traccia della prosecuzione della stessa che pone un limite altrettanto importante: “E non faccia del male a me stesso!”
La persona - veramente liberà – nelle decisioni, è attenta e vigile per non farsi del male né al corpo né allo spirito e nelle scelte che opera, ha sempre di mira la crescita armonica per un reciproco vantaggio di entrambi.
Ancora uno spunto. Perché Dio, che gode della libertà assoluta, perfetta “non può fare” il male? D’acchito, può sembrare una limitazione della sua libertà invece non lo è, anzi!
Il male è assenza di bene o perlomeno bene pasticciato, mal riuscito, confuso. Quindi non è preso neppure in considerazione da chi è perfetto né dovrebbe esserlo da chi perfetto non è, ma ricerca il meglio, il buono, il giusto.
Se una scarpa va stretta non si tagliuzza il piede perché risulti poi comoda!!!
Ma perché il vangelo di Gesù è così complicato e difficile? Non sarebbe stato meglio se ci avesse proposto una vita più tranquilla, semplice, alla portata anche del più pigro, indolente, restio all’impegno?
Perché il Vangelo è il “vademecum” dei campioni!
Con esso però, ogni atleta viene dotato di uno zaino in cui ci sono tutti gli attrezzi e le vettovaglie necessari per raggiungere la meta: la grazia e l’aiuto di Dio, sia in forma diretta che più sostanziosa nei sacramenti, i suggerimenti per evitare “cattive sorprese”, l’invito ad accompagnarsi ad altri che fanno lo stesso percorso, il sostegno di una comunità - la Chiesa - gli integratori che sono l’esempio di chi è già arrivato…
Naturalmente lo zaino non scende dal cielo, bisogna andare a ritirarlo in luoghi e momenti specifici e, lo svogliato, non ha né tempo né voglia di scomodarsi!
Tu che leggi queste note, sono sicuro, sei tra gli intelligenti e scaltri del vangelo che avendo trovato il tesoro non se lo lasciano sfuggire di mano.
«44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.» Mt. 13.44-45
Come nelle altre riflessioni, dobbiamo evidenziare che il vangelo è un progetto, una proposta accanto a tanti altri. Da qui lo smarrimento di molti, da qui le mille idee, visioni spesso opposte della vita, della realtà, da qui i diversi comportamenti.
Attenzione! La scelta o il pensiero della maggioranza non sono garanzia di verità. Quanto è difficile remare controcorrente, più facile e rilassante lasciarsi cullare e trascinare dalla direzione dell’onda.
Senti ancor questo. Certo conoscerai la favola di Esopo: la cicala e la formica?
In una calda estate, un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano.
Fra una pausa e l’altra del canto, la cicala si rivolge alle formiche: “Ma perché lavorate tanto, venite qui all’ombra a ripararvi dal sole, potremo cantare insieme!”
Ma le formiche, instancabili, senza fermarsi continuavano il loro lavoro…
“Non possiamo! Dobbiamo preparare le provviste per l’inverno! Quando verrà il freddo e la neve coprirà la terra, non troveremo più niente da mangiare e solo se avremo le dispense piene potremo sopravvivere!”
L’estate è ancora lunga e c’è tempo per fare provviste prima che arrivi l’inverno! Io preferisco cantare! Con questo sole e questo caldo è impossibile lavorare!” Per tutta l’estate la cicala continuò a cantare e le formiche a lavorare.
Ma i giorni passavano veloci, poi le settimane e i mesi. Arrivò l’autunno e gli alberi cominciarono a perdere le foglie e la cicala scese dall’albero ormai spoglio. Anche l’erba diventava sempre più gialla e rada. Una mattina la cicala si svegliò tutta infreddolita, mentre i campi erano coperti dalla prima brina. Il gelo bruciò il verde delle ultime foglie: era arrivato l’inverno.
La cicala cominciò a vagare cibandosi di qualche gambo rinsecchito che spuntava ancora dal terreno duro e gelato.
Venne la neve e la cicala non trovò più niente da mangiare: affamata e tremante di freddo, pensava con rimpianto al caldo e ai canti dell’estate.
Una sera vide una lucina lontana e si avvicinò affondando nella neve: “Aprite! Aprite, per favore! Sto morendo di fame! Datemi qualcosa da mangiare!” La finestra si aprì e la formica si affacciò: “Chi è? Chi è che bussa?” “Sono io, la cicala! Ho fame, freddo e sono senza casa!”
“La cicala?! Ah! Mi ricordo di te! Cosa hai fatto durante l’estate, mentre noi faticavamo per prepararci all’inverno?”
“Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra!” “Hai cantato?” replicò la formica, “Adesso balla!”
Che cos’è l’estate? E’ il momento, particolare della giovinezza, ma anche di tutte le età, spensierato, quello privo di responsabilità, quello del faccio ciò che mi piace, quello del vado come l’acqua scorre, quello del non scocciatemi con impegni, quello del farò domani, quello…
Che cos’è l’inverno? E’ il momento della difficoltà, della prova, della contrarietà, della sfortuna, del mettere a frutto le mie capacità, dell’essere a tu per tu con i problemi, del…
“Intelligenti, pauca – Agli intelligenti bastano poche parole!”
E’ un proverbio latino che và imparato a memoria e tenuto sempre in tasca, nel momento meno pensato, si rivelerà molto prezioso e utile.
Ora, dopo questa lunga chiacchierata, che mi auguro non leggerai in fretta e furia, o annoiato e sonnecchiante, oppure trascurerai perché troppo articolata o ritenuta soltanto un monologo, sta a te prendere posizione su una delle principali facoltà di cui Dio ci ha dotati: la libertà
CHE COSA DECIDI DI FARE?
(il rischio della scelta è soltanto tuo)
Con affetto. don Renato


