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Matrimonio

MATRIMONIO INDISSOLUBILE?

PERCHE’ NO!

 

18E il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. 23Allora l'uomo disse:

 

«Questa volta

è osso dalle mie ossa,

carne dalla mia carne.

La si chiamerà donna,

perché dall'uomo è stata tolta».

24Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne». Gn. 2.18-24

 26Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

27E Dio creò l'uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò:

maschio e femmina li creò.

28Dio li benedisse e Dio disse loro:

«Siate fecondi e moltiplicatevi,

riempite la terra e soggiogatela,

dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Gn. 1,26-28

 Come la maggioranza di noi è a conoscenza, i racconti biblici vanno spesso per immagini. Per coglierne la sostanza è necessario saper individuare e distinguere il quadro dalla cornice, la sostanza dalla forma.

Dal racconto emerge:

- prima di tutto che l’uomo è un progetto di Dio, non frutto del caso, dell’evoluzione, della natura. “Facciamo l’uomo…”Gn. 1,26

- in secondo luogo si afferma la solitudine dell’uomo solo. “Non è bene che l’uomo sia solo” Gn. 2,18

- in terzo luogo si evidenzia che ciò che circonda l’uomo gli astri, le piante, gli animali, i fiori, la natura con tutte le sue meraviglie non sono sufficienti, non lo soddisfano, non lo completano, non esauriscono il suo desiderio d’amore, di relazione, di dialogo, di collaborazione. “Ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse…” Gn. 2,20

- in quarto luogo, con un’immagine veramente straordinaria – togliere una costola ad Adamo e rivestirla di carne, quasi un innesto – fa scoprire che nella donna, l’uomo trova la sua piena realizzazione e ci svela perché “deve” amare la donna: amando la donna ama se stesso, facendo del male alla donna fa del male a se stesso e, nessuno che sia in senno, ignora o fa del male a se stesso!

“Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. Gn. 2,18.

Questo è il progetto meraviglioso di Dio: la famiglia. L’uomo, la donna, i figli. Un circuito d’amore, di donazione, di relazione, di risposta. Un luogo privilegiato dove ogni singola persona matura se stessa. Dove forgia il carattere nel sacrificio e nella gioia, nel dare e nel ricevere, nella gioia e nel dolore. Tempra la propria personalità, il senso di responsabilità, il perdere per vincere, lo svuotarsi per arricchirsi, il perdersi per ritrovarsi.

L’egoismo è il tarlo che lentamente, ma inesorabilmente distrugge l’uomo. Al contrario, l’amore è la virtù che rende grande l’uomo. Se l’uomo potesse amare tutti ed in modo perfetto, sarebbe dio. “Dio è amore”. 1Gv. 4,8

Sono concetti intellettualmente anche facili da intuire, ma nella pratica, difficili da realizzare.

Proprio in questo sta la novità del cristianesimo! E’ un tesoro che abbiamo tra mano, da scoprire e da non barattare per qualsiasi lusinga. Questo Dio ci ha consegnato, questo ci ha comandato di trasmettere alle future generazioni!

La società ha altri idoli, altri maestri. Sono pastori o mercenari? Come si fa a saperlo? Dai comportamenti. Il pastore difende le pecore anche a rischio della propria vita, il mercenario, a cui non interessano le pecore, ma il salario, quando vede venire il lupo fugge e lascia le pecore in balia di se stesse.

Niente vincoli, niente paletti, ognuno ha diritto alla sua libertà, basta frustrazioni, lacci e laccioli, godi finché puoi. Ecco la “magna carta”, soprattutto ai nostri giorni, sbandierata in ogni dove ed in qualsiasi circostanza.

I sostenitori di questo nuovo credo però, se le cose non stanno proprio così, nel momento del bisogno, del pericolo o della caduta, abbandonano l’uomo a se stesso con un senso di fastidio e di malcelata compassione: “Beh, che ci possiamo fare, pazienza, arrangiati, fai parte degli sfortunati”.

E’ la classica scorciatoia per arrivare in cima alla montagna. Essa fa arrivare, raramente prima, spesso con la lingua penzoloni, il più delle volte, stremati, non arrivare affatto.

Il saggio sa che il modo migliore per raggiungere la vetta è il sentiero. Non si lascia sedurre dal “tagliare” a destra e a sinistra come fanno gli altri che lo stanno superando.

Fidandoci del Signore, non lasciamoci affascinare dalla felicità a poco prezzo. Non ingrossiamo le fila di chi, attraverso lo sfascio completo, promette il nuovo paradiso terrestre.

 

Fidarsi del Signore significa anche accettare il suo progetto sulla famiglia, sull’uomo e sulla donna che si completano a vicenda.

Indissolubilità, amore fedele finché morte non separi! Parole che fanno paura.

“Non esiste l’amore eterno, fedele, indissolubile”. Frase ricorrente. Interroghiamoci però su chi la sbandiera. Colui che con impegno vive questo progetto, realizzandolo nel quotidiano o colui che ha rinunciato, ha fallito perché troppo impegnativo, non preparato né all’altezza della meta?

 

Invece, è una meta, da proporre ed additare a tutti. Certo, richiede preparazione, sacrificio, buona volontà, costanza, sopportazione e… tanta grazia e fiducia in Dio.

10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso». Mt. 19.10-11.

 

Matrimonio indissolubile, quindi, è una grazia, un privilegio, una fortuna. Come un evento straordinario è per chi, raggiunta la vetta, può spaziare con gli occhi e godere d’un panorama meraviglioso, impensabile a chi s’è fermato lungo la strada.

Non tutti, per svariati motivi che dipendono o da sé o dagli altri o dalle circostanze, possono raggiungere simili traguardi.

Una cosa però è certa e va gridata ai quattro venti, il fatto di non poter o non voler raggiungere la vetta non autorizza alcuno a disprezzare o minimizzare la magnificenza di quello che dalla vetta si può ammirare. Infatti, lo spettacolo esiste indipendentemente da chi sia in grado di osservarlo.

L’uomo - ed anche in questo si evidenzia la sua intelligenza - se non riesce a raggiungere o a realizzare un progetto, un ideale ambizioso, esaltante riesce a metabolizzare la cosa e a trasformarla, comunque, a propria scusante. “I tempi sono cambiati… oggi è impossibile… sono visioni che hanno fatto il loro tempo… la scienza… il progresso… l’emancipazione…!”

In questo modo di ragionare ci si accontenta del reale, non si aspira a traguardi più alti, si tende ad omologarsi, ad appiattirsi, ad accontentarsi, ad intrupparsi.

Tutti conoscono la favola di Esopo: la volpe e l’uva. Per quell’uno che non la conosce: eccola.

Una volpe, dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d'uva passa, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L'animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: "Tanto è ancora acerba!"  La morale è: È facile disprezzare quello che non si può ottenere.

 

L’uomo rinunciatario offusca la sua caratteristica peculiare che è quella di tendere verso l’infinito. «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza». Gn. 1,26.

Tendere “ad maiora” senza esasperazione, sensi di colpa o di frustrazione, ma con gioia, con entusiasmo, con determinazione fieri ed orgogliosi del progetto che ci è stato affidato.

Non giudichiamo nessuno, non condanniamo chi non ce la fa o pensa diversamente, ma neppure lasciamoci condizionare dagli altri, dalla massa, dalla moda.

  “Vae victis”

(caro lettore, datti da fare un po’ anche tu e cerca il significato: Locuzioni latine in WikipediA)

 Cristiani, è il momento di dire qualcosa di sconvolgente alla nostra società. Chi è già sposato, rinnovando il proprio impegno unito alla testimonianza serena e convinta, chi non lo è ancora, preparandosi con serietà e costanza mettendo il matrimonio, la famiglia tra le priorità nella scala dei propri valori personali.

Bando alle barzellette, alle frivolezze, alle allusioni più o meno pruriginose sulla coppia. Sono soltanto modi diversi di attualizzare e perpetuare la favola di Esopo!

 Noi, siamo chiamati a ben altro. Auguri!

 

Vi offro questa riflessione, sperando che possa esservi utile, in occasione della “festa dei Lustri”.

don Renato

Passons, giugno 2013

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