PREGHIERA E UNZIONE DEI MALATI
13 “Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode. 14Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. 15E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. 16Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto. 17Elia era un uomo come noi: pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18Poi pregò di nuovo e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto”. Cap. 5,13-16.
Per una riflessione utile sul sacramento abbiamo prima bisogno di alcune premesse.
Dio, in Gesù, s’è fatto visibile ed è divenuto uno di noi. I contemporanei potevano andare a cercarlo, vederlo, toccarlo, ascoltare il suo messaggio, credere, entusiasmarsi oppure andarsene delusi.
Ad un certo momento Gesù ha esaurito questa missione terrena e se n’è tornato presso il Padre. Aveva però promesso - e l’ha fatto - di restare sempre in mezzo a noi, ma in un’altra dimensione e in un altro modo di operare: lo Spirito Santo.
Per questo Gesù ha istituito la Chiesa e l’ha pensata come una grande famiglia.
Tra Lui e l’uomo può nascere, anzi è auspicabile, un rapporto diretto, personale, intimo in qualsiasi momento e luogo, ma non può essere esaustivo.
In famiglia ci può essere un rapporto speciale con il papà o la mamma, ma non può assolutamente escludere, trascurare, ignorare i fratelli, pena la disarmonia familiare.
Così è nella Chiesa. Rapporto diretto con Dio - rapporto con i fratelli - rapporto tra fratelli e Dio - formano il cerchio che racchiude il flusso della grazia, dello spirito.
Credere in Dio e non nella Chiesa (cosa che affermano in molti) è come dire di essere amanti della luce, dell’aria, del sole e vivere in casa sempre con le tapparelle chiuse!
Che cosa sono i sacramenti?
Sono canali ufficiali attraverso i quali Dio s’è impegnato a trasmettere agli uomini la sua grazia. Li ha affidati alla Chiesa, la quale li amministra in nome e per conto di Dio stesso. Sono efficaci e certi se ricevuti con la retta intenzione e secondo le regole stabilite dalla Chiesa.
Ma perché, Lui che è onnipotente, s’è legato al ministero della Chiesa? E’ stata una sua libera scelta, che però, ancora una volta, ci richiama al concetto della famiglia!
Gli uomini non sono un’accozzaglia di individui che s’intersicano tra di loro vagando in mille direzioni ognuno con i propri pensieri, indifferenti agli altri – vedi atrio della stazione – ma persone che sanno di aver un legame, un’unica meta, un'unica finalità, un unico Padre.
La grazia?
Parola equivoca, dal sapore evanescente, ma se il vocabolo si sostituisce con forza, aiuto, sostegno allora si comprende meglio non solo il significato, bensì l’importanza, l’utilità, il desiderio di riceverla. “Signore dammi di quest’acqua!” Gv. 4,15
La sofferenza, malattia, morte.
Sono realtà che accompagnano l’uomo. Realtà negative che rendono l’esistenza difficile, problematica, alle volte quasi insopportabile. L’uomo, con la sua intelligenza, con l’esperienza e con la fortuna, cerca di trovare il modo per moderarle, sconfiggerle, neutralizzarle, ma per quanto lodevole sia il suo sforzo, prima o poi, ognuno le incontra, le sperimenta sulla sua pelle. Il Signore ci insegna che non tutto è perduto e mentre c’incoraggia a proseguire nelle ricerche, ci fa capire che la sofferenza è una medicina che matura l’uomo. Gli fa toccare con mano il suo limite, il bisogno dell’aiuto di altri, scopre in questo modo la solidarietà, la collaborazione, l’umiltà.
Naturalmente dipende sempre dalla disposizione del soggetto. Alcuni si ribellano, diventano più cattivi, irascibili, intrattabili, altri stoici si rendono impassibili, rassegnati, altri traggono lezione e svolgono in positivo la situazione. Quest’ultimo è l’atteggiamento di Gesù.
“Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Mt. 26,39.
Il cristiano s’affida a questa logica di Gesù, sapendo però che, con le sue sole forze o il ragionamento umano, questo è quasi impossibile, perciò chiede il suo aiuto, la sua grazia, la sua forza: il sacramento!
Noi l’avevamo, e per molti tutt’ora è così, relegato a sacramento dei moribondi. Quindi sacramento da temere, di cui non parlare, anzi da esorcizzare con parole o gesti non descrivibili!
Ecco la nostra cultura. Cultura che dovrebbe essere linfa per la nostra fede!
Siamo simili ai bambini che non conoscendo il valore del denaro lo buttano o lo barattano per qualsiasi cosa che luccichi!
Lo Spirito Santo, appena ricevuto nella Pentecoste, ci illumini, ci faccia capire quale grande dono abbiamo tra le mani, ci faccia superare ogni remora o paura e, per coloro che sono nelle condizioni, ricevendolo, faccia loro gustare la forza, la serenità e la pace per cui il sacramento è stato creato.


