

GRAZIE - GRAZIE - GRAZIE
Grazie. Che bella parola! Corta, poco ingombrante, quasi silenziosa, delicata, piacevole da ascoltare, saggia da dire.
La giornata del ringraziamento, per la maggioranza di noi, era ritenuta monopolio esclusivo dei contadini. Il motivo immediato era evidente poiché, mentre il sostentamento della vita è uguale per tutti, quello economico, no. Basta una gelata, una siccità prolungata, un temporale rovinoso, dieci minuti di grandine robusta e tutto il guadagno è perduto. Dovendo restare sino alla raccolta con il fiato sospeso, certo che c’era ben donde di far festa, di ringraziare il buon Dio e di festeggiare con canti, danze e libagioni.
Oggi, più smaliziati, ci affidiamo più alle Assicurazioni, alle Organizzazioni europee, ai contributi, ai rimborsi…
In questo modo, un po’ tutti abbiamo dimenticato il dono della gratuità, della riconoscenza.
Io pago, perciò ho diritto, mi è dovuto!
Riscopriamo invece che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, contadini ed impiegati siamo talmente legati gli uni agli altri che, se s’inceppa qualcosa, …- ognuno completi la frase colla espressione che gli è più consona - …
Allora, grazie Signore, che ci guidi con la tua Provvidenza, grazie fratello che con la mia e la tua fatica, il mio e tuo ingegno, facciamo sì che ognuno possa vivere dignitosamente, almeno qui nelle nostre zone e certamente fino al presente.
Riconoscere che non siamo un’isola, una “monade” dispersa nell’universo, ma che facciamo parte di un sistema, che siamo legati quasi da un cordone ombelicale agli altri, alla società, in un primo momento o ad una visione superficiale, questo fatto potrebbe sembrare limitante, intralcio alla libertà personale, costrizione… invece è l’humus nel quale si cresce, ci si sviluppa, ci si realizza al meglio. Oggi, ma forse anche ieri, siamo un po’ tutti ubriachi di indipendenza, di false libertà, di illusorie certezze e la parola “grazie” fa fatica a spuntare, crescere, dominare. Sì, perché “grazie” significa che esiste un altro, che in qualche modo dipendo, che quello che sono non è soltanto merito mio.
«Ma insomma, sapete giudicare dalle nuvole, guardando l’orizzonte, se domani piove o se ora pioverà o farà bel tempo e non sapete giudicare questo mondo». Lc12,56
Signore, è semplicistico pensare che non sappiamo, è più giusto dire che non vogliamo renderci conto! Basterebbe osservare la forza dell’acqua che, in questi giorni, tutto spazza via, generando distruzione, morte, sconvolgimenti. Ciò è sotto gli occhi di tutti, eppure?
Signore, - meglio con le buone che con le cattive - ma abbi compassione di noi, aiutaci a rinsavire, a scrollarci di dosso questa smania di onnipotenza, a saper stare entro i nostri limiti e nello stesso tempo ad usare bene l’intelligenza e le capacità di cui hai dotato l’umanità.
Ciò che si ottiene con la forza, per quanto possa durare nel tempo, è sempre limitato. Prima o poi ci sarà sempre chi è più forte ed allora il meccanismo si ripete all’infinito.
Grazie, Signore, perché hai tanta pazienza con noi e nel frattempo ci sostieni con la tua Provvidenza.
Forse qualcuno, sotto i baffi, ride di questa nostra fiducia in Te, ci ritiene degli alienati, dei rimasti indietro nel cammino della scienza, della storia…
E’ un rischio che noi corriamo volentieri sulla tua fiducia. Comunque dandoci una mano, collaborando con simpatia, sopportandoci per quanto è possibile e portando un po’ gli uni i pesi degli altri non abbiamo niente da perdere. Se altri conoscono strade migliori, saremo loro riconoscenti se ci accoglieranno tra le loro file.
La nostra gratitudine al Signore che ci accompagna ogni giorno della nostra settimana,
Domenica prossima, 23 novembre, alla celebrazione delle ore 11.00,
assumerà un carattere particolare, solenne e festoso. Al grazie ai “superstiti contadini di Passons” e ai tanti altri sparpagliati nel mondo, che ci assicurano i prodotti della terra, porgeremo dei saluti e ringraziamenti particolari…
Occasione speciale
1. Un grazie a don Angelo Scaranto, sacerdote salesiano, che per 28 anni ha celebrato con noi ogni domenica o nelle altre circostanze particolari, giungendo, fino a pochi anni fa, in bicicletta – incurante del freddo, della pioggia o del sole – dalla sua casa dell’Istituto Bearzi, proprio agli opposti della città.

2. Un grazie agli “Animatori” che hanno lasciato il loro impegno “per limiti d’età!”





GRAZIE, SIGNORE, CHE CI FAI VIVERE QUESTE BELLE EMOZIONI !