Perchè la Cremazione?

PERCHE' LA CREMAZIONE ?

 

Come spiegare questo fenomeno che sta avanzando velocemente e, come nebbia invernale, avvolge ed abbraccia molti, a qualsiasi credo o ceto sociale appartengano? Sto parlando della volontà della cremazione del proprio corpo, a morte avvenuta.

 

Che io sappia, non c’è stato alcun dibattito particolare che abbia impegnato l’opinione pubblica sia a livello teologico o laico o culturale, o politico né sia capitato qualche sconvolgimento traumatico che abbia messo in crisi una prassi consolidata. Non resta allora che ricorrere alla “moda”. Sì, perché fino a qualche decennio fa chi sceglieva questa pratica e chi la eseguiva, lo faceva quasi di nascosto, come gesto di rottura o di affermazione di una personalità libera, di un modo di procedere controcorrente, suscitando tra la gente, seppur in sordina, argomento di conversazione, di meraviglia, di pettegolezzo, di commenti più o meno smaliziati. Ora, all’improvviso, questo non solo non lo si ritiene un fatto privato, ma lo si sottrae al silenzio, lo si reclamizza. “Alla fine della cerimonia seguirà la cremazione”.

Mi domando perché quest’accanimento contro il proprio corpo che è stato lo strumento della propria esistenza? Senza un corpo, la persona non esiste. Senza un corpo l’individuo non può relazionarsi, esprimersi. Senza un corpo l’uomo non può godere degli affetti, delle premure dell’altro. E’ col corpo che la persona, nella sua totalità e integrità, vive i momenti belli e felici, come pure quelli impegnativi e sofferti della propria esistenza. E’ attraverso il corpo che l’uomo riceve e dona amore, esterna le sue capacità interiori, l’arte, la poesia, la creatività…

Senza parlare delle cure, delle premure, delle ostentazioni, degli interessi che intrecciano la società attraverso il corpo né sottacere l’idolatria di alcuni verso di esso, come pure la paura, l’ossessione di sottrarre il corpo all’invecchiamento, al degrado.

Ora, soltanto perché è inerme, viene destinato, anzi lo si impone, con una propria disposizione testamentaria o semplicemente verbale, perché sia portato al “forno crematorio”.

Non posso immaginare che siano soltanto motivi economici o ecologici o di mancanza di spazi riservati ai cimiteri - si vedano le rotonde faraoniche che spuntano come funghi – né ad un afflato di salubrità verso le generazioni future. Il corpo ridotto a giocattolo, che quando si rompe si butta. Povero compagno di viaggio! La sera dei morti ero solo in cimitero avvolto dal silenzio ed immerso nel luccichio delle fiammelle, vere e/o artificiali, che abbondavano su ogni tomba, mentre in lontananza, si udiva il suono delle campane che invitava alla preghiera. E’ stato spontaneo pensare a quanta cura, affetto e devozione è stato circondato ogni corpo prima di essere accompagnato, con parenti ed amici, al luogo dove ora si ritrova, che prende il nome di: luogo di riposo (cimitero).

Che ne sarà domani, quando saremo noi ad anticipare il corso della natura? Dove sosteremo qualche istante in compagnia e nel ricordo di chi ci ha preceduti? Davanti alla cenere? Ma ridurre qualcosa in cenere non significa forse trasformarla nel nulla? Se questo è il progresso! Un ultimo dubbio m’assale. Poiché la cremazione è affidata ad altri e noi siamo assenti, psicologicamente ci sentiamo tranquilli, se invece dovessimo assistere personalmente ai vari passaggi in cui il corpo nelle sue singole parti viene bruciato, allora, forse, la frase “cremazione dei cadaveri” la troveremmo soltanto nel vocabolario alla voce: “frase arcaica, pratica oramai in disuso”.

Come si può facilmente costatare, la mia riflessione non chiama in campo motivazioni religiose né vuol essere un giudizio su chi la pensa o agisce diversamente, desidera soltanto offrire un contributo alla riflessione. “Tot capita tot sententiae”, - «Quante (sono) le teste, altrettanti (sono) i giudizi» - ma in ogni “sententiae” si può trovare un pizzico di verità.

don Renato