Santi e morti

                         

 

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e si può sbagliare  -  rifletti

 

I SANTI – I MORTI (novembre 1 e 2)

 

Perché questa divisione? I morti non sono tutti con il Signore? Chi sono i santi?

Domande lecite per noi che viviamo nel corpo ed abbiamo bisogno di sapere, interrogarci, darci risposte.

Sarebbe semplice rispondere servendosi delle categorie usate fino a pochi decenni fa.

 

La Chiesa, corpo mistico di Gesù e popolo dei credenti, si concretizza in tre stadi che partono dalla Chiesa militante (coloro che militano, sono ancora in cammino), per passare attraverso la Chiesa purgante (purgatorio – momento di purificazione) per giungere alla Chiesa trionfante (godimento eterno della visione beatifica di Dio e meta finale di ogni credente).

Questo modo, quasi razionale, di spiegare l’«oltre morte» oggi ha fatto il suo tempo. Certamente resta la realtà in cui noi crediamo, che però non siamo in grado di esprimere se non servendoci di immagini umane.

 

Nel parlar comune i “Santi” sono coloro che hanno vissuto in modo eroico la fede, alle volte persino sacrificando la vita. I Santi sono le persone proclamate tali dalla Chiesa e che veneriamo sugli altari. In verità i «santi» sono coloro che, giustificati da Dio, vivono in eterno con Lui. Perciò tutti quelli che hanno raggiunto la meta definitiva che è la visione e la sosta beatifica in Dio.

In altre parole, tutti quelli che si trovano in paradiso sono santi, anche i nostri cari, le persone che abbiamo conosciuto nella vita come pure quelle di cui mai s’è sentito parlare.

 

I morti, sempre nella credenza popolare, sono coloro che non hanno ancora raggiunto la visione beatifica di Dio – sono in purgatorio – da ciò nasce l’esigenza di pregare per loro, di offrire opere di suffragio.

Il giorno uno sarebbe dedicato ai primi, il due ai secondi. Questa è una semplificazione umana perché con il termine “morti” intendiamo tutti coloro che ci hanno già preceduto. Infatti le esigenze moderne hanno già unificato, nella prima giornata, il ricordo sia dei primi che dei secondi.

 

Le liturgie.

 

La solenne liturgia del 1° novembre (colore bianco, il colore della festa) invita tutti i fedeli a raccogliersi nell’eucarestia per esultare con coloro che hanno già raggiunto la meta definitiva in Dio. E’ una festa indistinta che accomuna tutti, sia coloro che sono già arrivati sia con coloro che, sulla terra, sono ancora in cammino, ma gioiscono per la meta raggiunta dagli altri.

Quanti sono costoro? Rispondiamo con le parole dell’Apocalisse (ultimo libro della Bibbia):

 

 9Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Ap. 7,9

 

Queste parole di Giovanni sono per noi consolanti, ma ci lasciano sempre nel mistero. Tuttavia, sia lo stile del vangelo sia le parole ripetute sovente da papa Francesco, ci fanno ben sperare nella misericordia di Dio, che supera tutti i nostri capricci e le innumerevoli malefatte!

 

Sempre il giorno uno, ma di pomeriggio, la tradizione liturgica introduce (cambiando il colore che diviene violaceo, simbolo dalla penitenza, dell’intercessione, del suffragio) la commemorazione dei defunti. Credenti e non, si recano al cimitero per deporre sulle tombe i fiori ed accendere i lumini. Essi esprimono, per chi ha fede, un legame - interrotto solo nel corpo - con chi ci ha preceduto, e quindi un dialogo intimo, silenzioso che si fa preghiera, per gli altri un ricordo, una nostalgia, un affetto per chi non c’è più.

Anche in questa circostanza, ad un’ora conveniente, la comunità cristiana si ritrova per una liturgia comune esprimendo la vera universalità della Chiesa che non prega soltanto per i propri cari, ma per tutti, indistintamente. Diversi cristiani, avendo affievolito o smarrito il senso di comunità, evidenziano il loro individualismo rispondendo unicamente alle proprie esigenze o comodità, disertando quindi questo raduno comune e recandosi individualmente presso le tombe dei loro cari.

 

Questa tradizione ha le sue basi solide nel concetto di suffragio.

Tra la morte e la visione beatifica di Dio, c’è un momento, una realtà in cui il peccatore (e chi non lo è!) purifica se stesso in un modo ed un tempo a noi sconosciuti, ma che la Chiesa ce lo insegna e che è facilmente comprensibile, se presso Dio tutto deve essere innocente o purificato.

La nostra preghiera, la preghiera della Chiesa, in modo particolare la preghiera eucaristica, possono aiutare, favorire coloro che si trovano in questa situazione.

Se vogliamo servirci di un esempio umano, prendiamo l’immagine di quando si aiuta una persona a superare un passaggio difficile, un momento di difficoltà, un percorso scivoloso…

Comprendiamo allora che, se amiamo veramente i nostri cari, diviene importante, salutare, caritatevole, gradito, utile il suffragio, l’insistenza della preghiera, della celebrazione eucarestia, dell’intercessione.

Ricordiamoci che lumini, fiori, monumenti non aiutano i defunti - possono tranquillizzare la nostra coscienza, esprimere visibilmente il nostro legame, la nostra riconoscenza, il nostro rispetto, ma niente più – solo la preghiera può essere per loro un efficace aiuto. Perciò preghiamo, preghiamo, preghiamo per i nostri defunti e soprattutto educhiamo i nostri bambini a farlo,

 

“sarà una caparra, una speranza che un giorno lo facciano anche per noi”.

 

In un passato ancora recente, nella notte tra l’uno ed il due, si suonavano le campane, ad intervalli regolari per invitare alla preghiera, alla recita del santo rosario. Le persone si radunavano nelle case, attorno al focolare, con le caldarroste e la ribola e, in alcuni casi, ciò si prolungava fino al mattino. Questa è la notte dei morti, dei misteri e di tante leggende più o meno verosimili.

Il giorno due, detto appunto dei morti, assumeva un carattere particolare, si moltiplicavano le celebrazioni e le visite ai cimiteri. Pure la società civile partecipava a questa pausa, a questa riflessione. Vacanze nelle scuole, uffici e fabbriche con orari ridotti o chiusi, le sale cinematografiche sospendevano le proiezioni, alla radio la musica classica occupava il posto di quella leggera.

In altre parole, tutti avvertivano che quello era un giorno speciale!

 

Oggi le cose sono cambiate, l’organizzazione sociale è più complessa, le diversità culturali più marcate, l’indifferenza, come la nebbia che avanza, stanno rendendo confuso, indistinguibile, evanescente ogni legame tra le persone, le tradizione, il patrimonio che i nostri avi ci hanno lasciato. Riteniamo di esserci emancipati, cresciuti, liberati da tabù, diventati più razionali, restii, sfuggenti a certe “fantasie”… e poi

potenza delle contraddizioni

ci tuffiamo in halloween, riti ancestrali, figure grottesche, spaventose, immagini di streghe…

e, naturalmente per esorcizzare il problema, che però «è e resta reale per tutti», ci tuffiamo in mangiate, bevute, serata danzante, veglia spensierata.

 

Stimati cristiani, persone di buon senso, buona volontà, che amiamo interrogarci sul senso di questa esistenza, cogliamo l’occasione per cercare, conoscere, approfondire la complessità della persona umana che certamente non si esaurisce in processi fisici o chimici o legislativi, ma che interpella Qualcuno o qualcosa che ci trascende, Qualcuno che ha la chiave per svelare la grandezza, la complessità, il mistero fascinoso, la dignità, il senso, la direzione di quello che noi chiamiamo

 “uomo”.

Con simpatia.

don Renato

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