Ai Senatori

STIMATISSIMI SENATORI FRIULANI...                                         

 

 

 

 

 

                           

 

   

 

 

 

 

 

STIMATISSIMI SENATORI...    

 

Stimatissimi Senatori, mi piacerebbe essere presente all’aeroporto di Ronchi, al vostro rientro da Roma, per osservare l’espressione sul volto di ciascuno di voi. Denota preoccupazione, rammarico, disappunto, delusione o serenità, soddisfazione, compiacenza, indifferenza?

Sì, perché lo spettacolo che state offrendo all’Italia intera, in questi giorni, risulta veramente imbarazzante.  A documentare ciò non ci sono soltanto gli spezzoni, i flash dei vari servizi televisivi, che potrebbero essere di parte o celare secondi fini, ma la trasmissione in diretta, dal canale satellitare del Senato, che documenta minuto dopo minuto persino lo starnutire di qualcuno. Non è facile trovare un lavoro assembleare così scadente, di basso profilo, alle volte volgare, spesso offensivo, inconcludente se non in poche assemblee di condominio o di lavoratori portati all’esasperazione dalla paura di perdere il posto di lavoro.

Forse, potremmo venire in vostro aiuto, per uscire da questo empasse, rispolverando e attualizzando un metodo di otto secoli fa, accaduto a Viterbo.

Si trattava di eleggere il nuovo papa, ma i cardinali strattonati da varie fazioni, corporazioni, interessi non riuscivano a mettersi d’accordo. Furono necessari 1006 giorni! Per isolarli da influssi esterni, vennero perciò chiusi (conclave – con la chiave) nel palazzo, decurtati nel vettovagliamento e con mezzo tetto scoperchiato per sollecitarne, attraverso il disagio, la conclusione.

Non sarebbe una cattiva idea che, con la collaborazione del popolo romano, sigillassimo le porte e le finestre di palazzo Madama, con voi all’interno e, senza dover calcar la mano su vitto, alloggio o confort, poiché per alcuni l’impatto potrebbe risultare traumatico, rendessimo tuttavia impossibile qualunque contato o comunicazione con l’esterno, sia dal telefonino, sia dai mas media, vetrina per molti. Ripristinando poi “la ruota dei conventi” dovremmo stabilire questo patto: al momento in cui, dal vostro lato della ruota, depositerete la legge costituzionale rivista e corretta, completata, ancora profumata d’inchiostro, pronta per essere consegnata alla Camera, noi dal nostro lato poseremo la chiave e, con un semplice giro di ruota, come per incanto, vi ritrovereste di nuovo liberi, in grado di riprendere gli ozi preferiti.

Che ve ne pare? Con simpatia.

don Renato