Un augurio di Natale che potrebbe sopravvivere all'Epifania
1 Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. 2Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio. 3Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un'elemosina. 4Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». 5Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. 6Pietro gli disse:
«Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!». Atti 3,1-6
Mi sembra l’augurio più bello, appropriato e veritiero.
Noi, nella maggioranza dei casi, non siamo storpi nel corpo né ci vengono incontro Pietro e Giovanni, ma mi piace dar sfogo alla fantasia per individuare in quest’episodio la nostra realtà odierna.
Per Natale noi veniamo, nella casa del Signore - consapevoli o no - per cercare qualcosa, dimostrando così di essere bisognosi, palesando la sensazione di mancanza, di incompletezza, di insoddisfazione.
Lo storpio desiderava la guarigione nel corpo, noi pure desideriamo la soluzione dei nostri malanni economici, politici, sociali, familiari…
Gesù ci risponde che non possiede né argento per risanare le finanze né oro per allietare la nostra spensieratezza, ma…
Immaginate la sorpresa e la gioia dello storpio nel ricevere quello che non s’aspettava, così - ci auguriamo – sia la sorpresa per quello che il Signore gratuitamente ci dona: “Nel mio nome, alzati e cammina!”
Sì, proprio così. “Sono con te, sono davanti a te, ti indico la strada, ti do l’aiuto per risollevarti moralmente e, seppur a fatica, troverai la forza, l’energia, la voglia - unendoti agli altri – di migliorare pure la società. Non dipende da me, ma da voi uomini se le cose vanno male, dal vostro egoismo, dalla vostra avidità, dal vostro pensare che sia sufficiente avere soldi per essere contenti, distruggere tutti i paletti che io vi avevo piantato perche voi non sbandaste, non usciste di strada. Ma voi volete fare diversamente, pensate di conoscere voi stessi, la vostra realizzazione e quindi la vostra serenità e gioia di vivere meglio di me che vi ho pensati, progettati e resi esistenti.
Sulla mia parola, dico a te che sei venuto a cercare: alzati e cammina, fidati di me. Tornerai a casa, talmente rinfrancato ed entusiasta, da dimenticare persino le cose che eri venuto a chiedermi e che io non ti potevo dare!”
Buon Natale a tutti.
don Renato