Parlo a Sparta perchè senta Atene!

 

LETTERA APERTA ALLE CATECHISTE…

 

Carissime Catechiste,

abbiamo concluso l’anno catechistico. Ringraziamo il Signore e la Madonna, prima di tutto perché s’è svolto senza intoppi, imprevisti, incidenti… ma soprattutto per quello che Lui, con il suo Spirito, ha saputo operare nel profondo dei nostri ragazzi, dei loro genitori, della comunità e di noi stessi. Questo soltanto Lui lo può valutare.

 

Le cose esteriori sono alla nostra portata, soggette al nostro giudizio ed al nostro commento. Mi sembra che stiamo incamminandoci nella giusta direzione.

 

Come spesso ho avuto modo di spiegarvi, voi non siete nate catechiste né vi siete formate in questa previsione.

Vi siete trovate, per un disegno misterioso della Provvidenza, ognuna con la propria formazione, il proprio bagaglio culturale di partenza, con esperienze diverse ed in tempi diversi.

Come è giusto e logico, avete cercato di trasmettere ai ragazzi a voi affidati, quello che sentivate dentro di voi e quello che era il vostro modo di vivere la fede e la “religione”.

Se qualche genitore fosse stato più preparato, esperto e capace di voi, non doveva far altro che farsi avanti e noi l’avremmo accolto a braccia aperte.

A voi catechiste è richiesto, come piattaforma di partenza, l’amore per i ragazzi. Devono percepire che li amate e che vi interessate a loro, che li portate nel cuore. Un amore che non scaturisce dalla bellezza dei bambini, dagli occhi azzurri, dalla bravura, dalla simpatia, ma dal considerarli, quali effettivamente sono, figli di Dio e da Lui amati.

Ed in questo avete il mio plauso e la gratitudine della comunità.

Non sempre però, nel servizio che state prestando, il “secondo me” è sufficiente per una formazione comunitaria, né per una risposta puntuale adatta ai tempi moderni o per un futuro che non sappiamo neppure come sarà.

Che cosa riteniamo fondamentale e che quindi va proposto, sull’esempio del vangelo, ai nostri ragazzi di oggi, i giovani e gli adulti di domani?

Su questo punto penso, siamo andati un po’ a ruota libera e sarà proprio su ciò che dovremo confrontarci maggiormente per costruire una famiglia - la comunità - che ha un sentire di fondo comune, anche se le varie manifestazioni possono poi essere diverse e personali.

E’ fondamentale non confondere la sostanza con la forma, il contenuto del pacco con l’involucro. Una tentazione costante, non solo nella vita di fede, ma anche in quella che definiamo più propriamente laica, è quella di essere attratti più dal luccichio, dal modo di porgere, di vendere, di immediato riscontro o appagamento che dalla reale profondità, verità, essenzialità.

Siete state ammirevoli, viste le premesse! Penso però che, più vi inoltrate in questo servizio, più vi rendete conto del compito immane che il ruolo del catechista richiede.

Esige prima di tutto una formazione umana e cristiana personale. Alla maestra è chiesto di sapere l’argomento e di essere in grado di comunicarlo. Al catechista l’argomento è l’ultima delle preoccupazioni. E’ la passione per Cristo che deve trasparire in ogni momento ed in ogni dove.

L’amore ai bambini deve scaturire principalmente dall’intimità con Lui, dalla gioia di essere suoi collaboratori. Seguirà pure l’aspetto umano della gioia di vivere insieme ai bambini, il sentirsi un po’ più utili nella comunità, l’orgoglio di avere un ruolo nella parrocchia, l’amore che si da e si riceve. Tutto ciò però non deve essere la motivazione di fondo del nostro operare. Se così fosse - “Avete già ricevuto la vostra ricompensa” dice il Signore. Mt.6,2b – non solo, ma sarebbe un servizio condizionato dall’emozione, dal tempo, dalla soddisfazione, pronto ad interrompersi alla prima difficoltà.

Alle volte – e questo coinvolge tutte le collaborazioni nella comunità - si ha l’impressione che gli operatori siano simili a coloro che sono alla ricerca di un lavoro. Il primo che capita va bene, quando poi si presenta un’occasione migliore - “arrivederci, è stato bello” - con tutta tranquillità si abbandona e si persegue la nuova occupazione. Alle volte, ancor peggio, si contraddice tutto quello che fino allora si era predicato e cercato di testimoniare. C’è una spiegazione in tutto questo? Forse sì. Cristo in una tale esperienza aveva soltanto un ruolo marginale, mentre quello che teneva in piedi tutto il palco era la ricerca di sé, della propria soddisfazione personale.

 Discorsi difficili? Mete alte? Sì, che però non ci devono scoraggiare. Sarà Gesù il miglior compagno di viaggio. Sarà lui la nostra la forza, l’esempio, lo spirito. «Io sono la via, la verità e la vita». Gv. 14,6

 Chi è alle prime armi non si scoraggi. Chi è più navigato si metta al passo con gli altri. Insieme impariamo e, man mano che procederemo, cresceremo in conoscenza. Arricchiti dall’esperienza e dal confronto, ci sentiremo tutti più sicuri. Dobbiamo però avere la pazienza di crescere, maturare e di arrivare. La fretta fa i gattini ciechi! Soprattutto di fronte a chi propone di più e di meglio, non giochiamo sempre in difesa. Fidiamoci, fidiamoci, fidiamoci!

 

Riflessioni per chi vuol migliorare:

 

  1. Alle volte, ho la vaga percezione che siamo un po’ saputelli anche nel campo che non è di nostra competenza, siamo di tanto in tanto un po’ “imparati”: l’umiltà di chiedere, informarsi, approfondire non sarebbe poi tanto male, soprattutto quando s’è vissuto per tanto tempo ai margini della vita parrocchiale, liturgica, organizzativa.
  2. Proseguire nel migliorare l’affiatamento nel gruppo, ascoltarsi di più, non prevalere gli uni sugli altri, né isolarsi tra classi di appartenenza, ma soprattutto coltivare il lavoro di squadra.
  3. Nelle celebrazioni liturgiche: eucarestia, funerali, battesimi… non confondersi tra la folla, essere consci del proprio ruolo, soprattutto non confondere l’umiltà con la testimonianza!

 

Compiti per le vacanze:

meditare sulla parola di Dio, partecipare alle liturgie - stavo per scrivere, nel limite del possibile e poi mi sono ricordato che il limite è aleatorio, ognuno se lo fa come meglio crede e, spesso a proprio vantaggio. Più saggio sarà dire: volere è potere - coltivare l’approfondimento spirituale personale più che la preoccupazione di quello che dovremo dire o insegnare ai ragazzi.

 

Per il resto, avanti con serenità, impegno e costanza, ma anche e soprattutto con orgoglio.

 

 

I catechisti, in terra di missione, sono la colonna portante della comunità.

 

MEMENTO AUDERE SEMPER!

 

 Una cicca per chi aspira alla santità:

 10«Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto semplicemente quanto dovevamo fare».

Lc. 17, 10.

 

Meditate gente! Questo, naturalmente, vale anche per me! Buone Vacanze.

 

don Renato

Passons, giugno 2013