Le tre piste di impegno quaresimale
- Impegno personale
- Impegno famigliare
- Impegno comunitario
IMPEGNO COMUNITARIO (3)
Delle tre piste che ci siamo dati per il percorso Quaresimale, quest’ultima è la più difficile. Il motivo è molto semplice poiché mentre nella prima e seconda gioca un ruolo molto importante l’interesse personale, affettivo, sia come singolo che come famiglia, questa terza richiede una maturazione umana e cristiana più qualificata, convinta e conquistata.
Infatti, perché sporcarmi le mani con altri? Perché assillarmi con chi non ha alcuna parte nella mia vita? Perché guastarmi il sangue per chi non prende sul serio gli appuntamenti, gli impegni?
Soltanto se tra me e Cristo è sorto e perdura un legame affettivo né superficiale né passeggero, ma di vera collaborazione questo è possibile.
Soltanto se, - commosso dal suo infinito amore verso di me, nonostante le mie incoerenze, pigrizie, voltafaccia, sordità, - decido liberamente che dargli una mano nel tentativo di costruire una comunità più umana, è soltanto una goccia di riconoscenza di fronte ad un debito di gratitudine che mai riuscirò a pareggiare.
In altre parole è la stessa tecnica, lo stesso comportamento che rivolgo a me stesso, alla mia famiglia, alle persone care.
Troppi, di noi cristiani, vivono la religione più che la fede!
Soltanto la fede fa mettere al primo posto le cose di Dio ed in conseguenza, quelle personali o degli altri.
Soffermiamoci a considerare quanti sacrifici facciamo – e pure volentieri – per noi stessi e per tutto quello che veramente ci sta a cuore.
Per la comunità cristiana, che significa parrocchia, chiesa, attività catechistica, liturgica, caritativa, collaborativa – non sempre e non per tutti, per fortuna! – l’impegno è, se non all’ultimo, certamente al penultimo posto. Se ho tempo, se mi avanza tempo, se ho voglia partecipo, sostengo le iniziative, sono fiero di contribuire con la mia presenza.
Certamente se il sentire non proviene dal cuore, dal sentimento profondo, ogni richiamo, ogni esempio esplicativo lasciano nell’indifferenza, non interpellano, non mettono a disagio non invitano a conversione.
Immaginiamo un padre venditore di scarpe che attraversa pure un momento di difficoltà economica e che vede tutti i suoi figli, con mogli e nipoti, che si servono esclusivamente presso altri negozi giustificandosi con la migliore qualità, il minor prezzo, la libertà di scelta… e poi tranquillamente si siedono alla stessa mensa del padre, esortandolo pure a resistere, tener duro in attesa di tempi migliori!
Quante volte, il nostro comportamento è simile? Tutti devoti, tutti credenti, tutti frequentatori di santuari alla moda, tutti meglio degli altri ed intanto Cristo, nella propria chiesa, nella parrocchia in cui ha scelto di incarnarsi con la sua presenza appositamente per noi, si trova solo o circondato da pochi, disertate le manifestazioni di fede perché ci sono altri impegni, sono venuti degli amici, c’è la gara sportiva, la gita fuori porta, è buio, fa freddo, il parroco mi indispone, i fedeli non mi creano simpatia, ci sono gli specchi, la predica è lunga, c’è la partita…
Un pensiero provocatorio. Se regalassimo ad ogni cristiano, all’inizio dell’anno pastorale, un’agenda su cui fissare per tempo i vari appuntamenti comunitari? Ritengo che sarebbe fatica sprecata. Su quelle pagine spesso vedremmo sbarrato a penna o a matita l’impegno ecclesiale e sostituito dall’ultimo arrivato più alettante ed in sintonia con le nostre preferenze.
Povero Cristo, quanto bene ci vuole per non stancarsi, per non andarsene altrove, per non abbandonarci a noi stessi.
Se facciamo caso, il centro a cui tutto ruota non è Lui, ma siamo noi. Scegliamo gli orari che più ci comodano, le chiese che meglio rispondono alle nostre esigenze, le tappe sacramentali le assolviamo dove più ci è comodo…
Con questo stile possiamo conquistare il mondo? Essere luce e sale per qualcosa di diverso? I giovani si sentiranno coinvolti, ammirati da questa testimonianza?
Ecco un terzo modo moderno di digiunare – non nel cibo, ma nelle presunzioni, nelle idee – durante questa quaresima oramai a due passi dalla Pasqua.
La Riconciliazione comunitaria di Mercoledì Santo non ci disperda in ricerche superficiali di errori od omissioni, ma con l’aiuto dello Spirito, sia veramente l’occasione per una presa di coscienza seria di cosa significhi voler bene al Signore ed essere orgogliosi di far parte dei suoi discepoli.
Con affetto, don Renato